Intervista al Rettore della Federico II

“Gestire il rischio è un problema di alta complessità. Ecco perché c’è bisogno di formazione d’eccellenza”.

Intervista al Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Gaetano Manfredi.

 

Intervista a cura di Salvatore Medici

 

Nel 2010 nasce il Polo Didattico integrato, invenzione maturata in Campania, grazie alla collaborazione dell’Università Federico II, della Regione Campania e dell’Istituto Zooprofilattico di Portici. Cosa si può dire a distanza di 10 anni dalla nascita?

Il Polo è partito da un’intuizione all’epoca geniale, perché si è compreso che per fare formazione e ricerca nell’ambito veterinario era ed è necessaria un’integrazione tra la funzione dell’Università e quella del servizio pubblico, garantito dall’istituto Zooprofilattico e dai servizi veterinari regionali e sanitari. Metterli insieme, significa non solo aver creato sinergia e garantito migliori investimenti, ma soprattutto aver assicurato ai nostri giovani delle esperienze concrete e la possibilità di fare una formazione realistica. I giovani infatti possono confrontarsi con problematiche concrete e reali all’interno degli ospedali veterinari misti e nell’Ospedale veterinario che abbiamo realizzato al Frullone di Napoli. Il Polo e ciò che si sta costruendo intorno, rappresentano un’eccellenza a livello nazionale e soprattutto uno scambio di professionalità.

Spesso queste professionalità erano chiuse nel loro ambiente e ignoravano anche quelle che erano le problematiche sul territorio?

Sì. L’università deve essere un grande strumento di formazione e di ricerca concrete, che ha delle ricadute reali su quella che la società è. Questo è quello che i nostri giovani, le nostre imprese ci chiedono. L’università chiusa in sé stessa, autoreferenziale non serve a nessuno, non serve all’università stessa, ma soprattutto non serve alla società. L’interazione continua con il mondo delle professioni, con il mondo delle applicazioni e con il sistema pubblico fa sì che ci sia un beneficio per entrambi, perché questo consente anche al mondo del pubblico di poter interagire con una realtà che fa ricerca a livello competitivo e quindi avere una funzione di aggiornamento continuo.

Lei è anche il Presidente della CRUI, la Conferenza dei Rettori Italiani. Il Ministero della Salute ha apprezzato il modello innovativo del Polo Integrato. Pensa sia possibile replicarlo a livello nazionale, anche nell’ambito delle Università?

Come Conferenza dei Rettori stiamo lavorando proprio per fare in modo che questa esperienza napoletana, che è vista come un esempio a livello nazionale, possa essere replicata. Da questo punto di vista, il Dipartimento di veterinaria è fortemente impegnato e il direttore del Dipartimento, il professore Alessandro Fioretti, sta incontrando altri colleghi in Italia proprio per illustrare il nostro modello e fare in modo che noi possiamo diventare punto di riferimento e altre realtà universitarie italiane possano seguire l’esempio da noi finora realizzato.

Il capo della Protezione Civile ha ipotizzato una rete delle accademie che sia centrata essenzialmente sulla previsione e mitigazione dei rischi e sulla gestione delle emergenze. Idea possibile?

È un’idea possibile. Abbiamo messo in campo un rapporto privilegiato con la Protezione Civile e con il dottor Borrelli che la guida in maniera esemplare, proprio per dare una risposta a un problema che oggi c’è. Abbiamo sempre più bisogno di formazione nel campo della mitigazione dei rischi, ma a volte questa formazione non è qualificata e soprattutto non è omogenea a livello nazionale. Da un accordo tra la Conferenza dei Rettori e la Protezione Civile è nato un tavolo di confronto per fare in modo che si definiscano degli standard nazionali a cui poi le università, nella propria autonomia, possono ovviamente adeguarsi. L’obiettivo è avere una rete di formazione universitaria nel campo della mediazione dei rischi, che rispetti le autonomie degli atenei ma garantisca degli standard che sono stati concordati sia come contenuti che come qualità, con il Dipartimento della Protezione Civile e mi sembra un’operazione molto utile, molto virtuosa e nell’interesse del Paese.

All’interno del Polo Didattico integrato, l’ultimo centro di riferimento creato è stato il Cervene. Può essere un’esperienza da proporre nell’ambito di quella Rete delle Accademie ipotizzata dal Capo della Protezione civile?

Spesso pensiamo che le calamità e le catastrofi riguardino solo la sanità umana, eppure c’è tutto il tema del rischio sanitario veterinario che è una tematica fondamentale e che spesso non ha quella struttura organizzativa e quelle competenze che consentano di dare una risposta immediata. Sicuramente l’esperienza del Cervene è un’esperienza importante, fortemente innovativa, e potrà essere inclusa in questo progetto e rappresentare un punto di riferimento a livello nazionale.

Il Dipartimento di sanità pubblica dell’Università ha stipulato con Cervene e Assodima un protocollo per la formazione sulla prevenzione e mitigazione dei rischi e la gestione delle grandi emergenze. Un primo passo per una formazione specifica su queste tematiche?

Questa iniziativa, che riguarderà un corso di perfezionamento, mi sembra particolarmente pregevole, perché oggi abbiamo bisogno di professionalità competenti, per affrontare queste tematiche e il Dipartimento di sanità pubblica è un dipartimento che ha grandi competenze proprio sul Management sanitario. Con le competenze specialistiche che possono venire da Assodima e Cervene si può realizzare il mix giusto, da un lato le competenze settoriali, dall’altro una visione manageriale adeguata, perché gestire il rischio è un problema di alta complessità che richiede competenze e professionalità non banali e l’unica risposta concreta è quella fare di fare formazione d’eccellenza.